La Maremma nei versi della Divina Commedia di Dante

La nostra socia, Italia Baldi, Presidente della Commissione Cultura, il 28 Maggio sulla piattaforma Zoom, ci ha parlato dei personaggi della Maremma citati dal Sommo Poeta, nella Divina Commedia.

Il titolo della relazione è “La Maremma nei versi della Divina Commedia di Dante”

Ci ha parlato quindi di Dante come celebratore della nostra Terra di Maremma, quando era Terra di nessuno, abitata da fiere selvagge e da persone senza morale e senza pietà e che, seppure maltrattata, rimane per noi sempre “La nostra amata Maremma”.

La situazione di come era la Maremma è illustrata nelle prime due cantiche: l’Inferno e il Purgatorio. E i contesti in cui viene nominata non possono che essere dolorosi, talvolta raccapriccianti, come ci dimostrano i personaggi e le pene che sono state loro inflitte per aver molto peccato, contro la morale, la religione e Dio. Italia ha letto le prime tre terzine del XIII Canto dell’Infermo:

“Non era ancor di là Nesso arrivato,

quando noi ci mettemmo per un bosco

che da nessun sentiero era segnato.

Non fronda verde, ma di color fosco;

non rami schietti, ma nodosi e ‘nvolti;

non pomi v’eran, ma stecchi con tòsco.

Non han sì aspri sterpi né sì folti

Quelle fiere selvagge che in odio hanno

Tra Cecina e Corneto i luoghi colti.”

e ha fatto notare che la Maremma, descritta da Dante, è proprio questo luogo impervio, così ben rappresentato, ubicato tra Cecina e Corneto (Tarquinia) in cui sono reclusi i suicidi, quei dannati che per aver rifiutato il più bel dono di Dio, la vita, sono condannati a vivere come sterpi contorti e senza linfa vitale. Così è successo a Pier Delle Vigne, Protonotaro, che era un personaggio molto famoso all’epoca, soprattutto nell’Italia Meridionale, alla corte  di Federico II di Svevia che era il più grande sovrano dell’epoca. Quindi questo peccato orribile, del rifiuto della vita, soggetto ad una pena più terribile, poteva essere inflitto solo in un luogo spaventoso e turpe che poteva essere rappresentato solamente dalla Maremma dell’epoca.

Un’altra citazione emblematica della Maremma come luogo malsano, la troviamo anche nel canto XXV dell’Inferno nei versi 19-24, dove Dante descrive la pena inflitta ai ladri .

“Maremma non cred’io che tante n’abbia,

quante bisce elli aveva su per la groppa,

infin ove comincia nostra labbia.

Sovra le spalle, dietro da la coppa,

con l’ali aperte li giaceva un draco;

e quello affuoca qualunque s’intoppa.”

Ancora un riferimento negativo, lo troviamo nel XXIX canto dell’Inferno, quando Dante cita la Maremma insieme alla Sardegna e alla Valdichiana, per evidenziare la disastrosa condizione che aveva generato la malaria dove si rinvenivano ammalati dappertutto. Si tratta di un periodo molto brutto in cui imperversava questo morbo, che mieteva vittime a tutto spiano, perché non si sapeva come curarlo e non era ancora stato scoperto il chinino che avrebbe potuto debellarlo.

Nel passare dall’Inferno al Purgatorio, si può dire che i termini della poesia di Dante, se pure severi, alla bisogna, sono certamente più moderati e, spesso, malinconici, così come la malinconia è la caratteristica della Seconda Cantica della Commedia. Questo sentimento esprime la condizione di chi, pure avendo abbandonata la terra con tutti i suoi affanni, non riesce completamente a staccarsene. Tutte le anime, che hanno modo di parlare con Dante, si raccomandano a lui perché vengano ricordati presso i loro cari, spesso per correggere delle verità stravolte, e anche perché le preghiere attenuano la permanenza nei luoghi di pena. I tanti personaggi incontrati, collegati alla Terra di Maremma, ci riportano a un clima doloroso, molto violento, ma tuttavia soppesato negli atteggiamenti e nelle parole.

Il Purgatorio è il luogo del pentimento, della preghiera e infine della speranza che la liberazione dal peccato, prima o poi, arriverà.

Uno dei personaggi del Purgatorio, veramente interessante, è Pia dei Tolomei, che,pur occupando appena quattro versi della Divina Commedia, è uno dei più famosi. Pia morì per subìta violenza, ma si guadagnò il Purgatorio per essersi pentita dei peccati, in fin di vita.

Purgatorio -V Canto- Versi 133-136

“ricordati di me che son la Pia:

Siena mi fe’; disfecemi Maremma;

salsi colui che, innanellata pria

disposando m’avea con la sua gemma”.

E si rivolge al marito che, risposandola dopo una vedovanza, avrebbe dovuta roteggerla; ma così non fu.

Qui la nostra relatrice ha provato ad approfondire l’identità di Pia dei Tolomei sulla quale non si hanno notizie precise. Comunque di questo personaggio si può cogliere: la gentilezza e la sua totale mancanza di arroganza. Insomma  Dante, la presenta come un’anima offesa, di cui apprezza le doti, nonostante nella storia della sua vita, non si trovino citazioni di grande rilievo.

Dante, nel focalizzare la zona problematica della Maremma, pone l’accento su Omberto Aldobrandeschi (che il Poeta mette nel girone dei Superbi, costringendolo a portare sulle spalle un macigno) rappresentante della Signoria di Campagnatico, nella Valle dell’Ombrone grossetano, come esempio di personaggio, superbo, corrotto ed orgoglioso di appartenere ad un antico Casato, per cui è portato a disprezzare tutti. Gli Aldobrandeschi, occupavano una vasta zona della Toscana che arrivava quasi sicuramente nel Grossetano e, addirittura, ad Orbetello. Quindi gli Aldobrandeschi costituivano una Famiglia molto potente, ma anche molto arrogante.

Infine la relatrice ha tratto delle considerazioni generali su queste ricerche da lei fatte, per scovare nell’opera del Poeta, quei luoghi per noi toscani noti e famosi, citati dal Poeta, nella Divina Commedia, già nei primi anni del 1300.

Ha concluso: “la Maremma, al Tempo di Dante, con tutti i suoi problemi e i suoi paesaggi ed ambienti al limite della vivibilità, il Sommo Poeta, la poteva ubicare solamente, nell’Inferno e nel Purgatorio; non ne Paradiso. Nel Paradiso la Maremma la possiamo inserire solo ora, con tutte le infrastrutture alberghiere, turistiche e di Resort, che sono state installate in essa.”

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